Dov’è posizionato il Karma?

Ormai tutti sappiamo cosa significa la parola Karma, ma non tutti ne conosciamo l’origine o la “posizione”.

Come è che avviene, quando si è creato il nostro personale karma, in che modo e perché?

Abbiamo imparato che ad ogni azione corrisponde una reazione dell’Universo. Ma dove sta il peso che sentiamo? Se potessimo definire il karma come potremo descriverlo?

Oggi ho visto una ruota in un mondo lontano, chiamato Sirio. Rappresentava un ciclo rotondo che puntualmente torna a bussare alla mia porta come una dannata condanna da millenni.
O io o lui, o tutti e due. Tra me e mio figlio, uno di noi deve morire per forza. Perché? Da dove arriva questa maledizione? Perché alla nascita qualcuno se ne va, rifiutato, recluso, ucciso. E prosegue così in una ruota macabra e infinita che di nuovo si è manifestata ancora esattamente 12 anni fa…

Ebbene, noi l’abbiamo creato, siamo stati solo noi che poi l’abbiamo mantenuto attivo esattamente così. Ogni volta cambiavano le situazioni certo, i luoghi, i colori della pelle, ma la storia nel suo complesso si rivelava sempre la stessa: ti respingo. E quindi sangue e morte.

Ho scoperto che i sensi di colpa affliggono a tal punto che trascinano giù, giù e ancora di più… fino in una catacomba buia, ancorata a pietre tombali di teschi disfatti. Ma cosa c’è sotto? Quando scivoli dentro ai sensi di colpa il tuo essere diventa pesante come piombo che sprofonda in un oceano di nulla.

In questa estrema pesantezza sei agganciato alla griglia magnetica della Terra ad uno degli infiniti nodi in cui si intersecano le maglie energetiche. Più questo nodo a cui sei collegato si trova in profondità nel mantello terrestre, più sarai nella pesantezza delle frequenze. Più riesci a sciogliere il nodo che ti costringe e più torni verso la superficie.

Dunque il karma è direttamente collegato al pianeta, ne è il riflesso per così dire. Come figli della terra siamo tutti interconnessi a Gaia attraverso sia forme pensiero che azioni generate. Tali azioni subiscono il loro richiamo karmico agganciandosi alla rete di cui la terra è circondata, come una maglia fitta costituita di innumerevoli poligoni d’energia.

Non tutti potranno sciogliere il proprio gancio al nodo immediatamente. Alcuni di noi, per libero arbitrio, decideranno di agganciare il loro fardello karmico ad un livello intermedio andando via via verso la superficie, liberando quindi strati e frammenti passo dopo passo. Ci saranno invece coloro che individuato il gioco saranno pronti e volenterosi di liberarsi in un passo solo. Ma ognuno ha i suoi tempi.

Quello che è importante capire oggi è che non siamo vittime e che ciò che serve o che non serve più lo decidiamo noi! Abbiamo questo potere, possiamo e dobbiamo scegliere.

Nel mio caso in particolare ho creato un karma distruttivo che mi ha permesso di imparare alcune lezioni sulla sofferenza. Venivamo da un pianeta dove non si conoscevano né dolori di parto né frequenze basse. Io e mio figlio una volta incarnati su questo giovane pianeta ci siamo quindi agganciati alle vibrazioni che abbiamo trovato qui.

Più un pianeta è giovane e più le sue frequenze sono basse. Più un pianeta invecchia più le sue frequenze tendono a rialzarsi.

Quando io e mio figlio abbiamo creato la giostra di nascita/morte la terra era estremamente giovane e il karma degli esseri che vivevano sulla sua superficie andava ad agganciarsi negli strati tra il nucleo e il mantello inferiore.

Ma oggi tutti noi abbiamo la possibilità di scegliere di liberarci da questo. Le nostre lezioni le abbiamo imparate, la sofferenza, il dolore, l’abbandono, la morte… non ci servono più. È richiesta una pulizia da queste esperienze, è richiesto di alleggerire i nostri ricordi animici avanzando via via dalla profondità verso la superficie. È richiesto di liberare noi stessi attraverso il riconoscimento di ciò che è stato, lasciarlo andare nella consapevolezza, e decidere di aprici la strada nella nuova era, la quinta dimensione, a testa alta con la consapevolezza di aver mollato i carichi e la grazia di esserci riusciti.

Elisa K. Staderini

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