Diario d’isolamento

Facile quando va tutto bene… ma quando qualcosa si intromette a destabilizzare la vita, cosa succede allora?

una lumaca come simbolo di pazienza

Paura di soffrire, paura della solitudine, paura dell’abbandono, paura di separazione, paura della morte.

Ecco cosa ha scatenato in me questa esperienza. Paure che erano già latenti ma che per forza adesso devo imparare a gestire. Per fortuna ho molti strumenti per aiutare me stessa ma in mezzo alla tempesta non è per niente facile nonostante i miei attrezzi.

Mi sono pesata, ho perso alcuni chili durante queste settimane, sono tornata al peso di quando ebbi una grave depressione. Mi sono guardata allo specchio pensando: in quel tempo non conoscevo nulla per aiutarmi, ma ora posso diventare consapevole di ciò che accade dentro e intorno a me.

La vera consapevolezza sta nel distinguere la mia vera essenza da ciò che vorrebbe farmi credere la mente.

Perché la mente piena di paura si aggrappa con forza ai pensieri più cupi, creando una tempesta dal nulla, inventando storie sempre più terrificanti. Quando l’ansia si affaccia, i muscoli si irrigidiscono, corrono spasmi lungo tutto il corpo, lo stomaco si contrae, le vibrazioni scendono in picchiata.

Oppure invece sale l’ansia perché le frequenze sono già precipitate giù? Chi è nato prima l’uovo o la gallina?

Ma la mente non sono io. Non sono nemmeno i pensieri che faccio...

Dunque io chi sono?

Silenziosamente la vera Me resta in osservazione del delirio che sta creando la mia personalità e attende. Aspetta che la mente, come un bimbo arrabbiato che scalcia e grida, molli finalmente la presa e torni calmo tra le braccia amorevoli della mamma.

La vera essenza di Me sta quindi aspettando che mi abbandoni completamente, che mi lasci andare, mi sta dicendo: rilassati e vivi… Vivi ciò che sta emergendo, ogni tua singola emozione sentila pienamente e poi lasciala fluire.

Ecco che lo stomaco inizia ad aprirsi, il corpo può pian piano distendersi, le voci nella testa si placano. E’ come un’onda che prende ad attraversarmi, una luminosa scia di calma accogliente, che si prende cura della mia personalità: “va tutto bene” dice.

Gli occhi hanno voglia di piangere e le lacrime a lungo serrate, finalmente scorrono libere, liberate dalla stretta prigione.

Cosa mai potrebbe accadere? Di lasciare il corpo? L’ho già lasciato così tante e tante volte che non ha davvero più senso averne ancora paura. Ho iniziato il mio percorso di risveglio proprio ricordando la mia ultima morte. Davvero il mio ego teme ancora che possa succedere?

Potrebbe invece succedere che io impari a lasciare andare una volta per tutte la paura della solitudine. Quanto ho desiderato vivere in campagna, ho voluto isolarmi dal mondo, dagli esseri umani che non risuonavano con me. E ora invece? Quanto vorrei anche un solo contatto, uno solo, con qualunque di quegli esseri. Ne sento il bisogno come dell’aria che anelo.

La sofferenza. Come pormi davanti a lei?

La scruto, dopo alcuni momenti ne divento vittima. La temo mentre si avvicina e cerca di possedermi. Ma chissà come, finisce che le do spazio e la lascio entrare.

Anche l’abbandono fa parte dello stesso stato illusorio, l’antico velo di Maya che si sta palesando. Mi sento abbandonata da tutti, anche dal medico che ha promesso di passare a visitarmi ma che non verrà.

Rifletto. Come potrei sentirmi abbandonata quando la mia energia viene riconosciuta? Nel momento in cui porto l’attenzione al mio pilastro di luce sopra la mia corona, mi rendo conto che non sono abbandonata. E che mai lo sarò! Mi accorgo che il mio immenso spirito mi invia stupende rose rosa e che mi accoglie nella luce dorata. Allora asciugo le lacrime mentre il desiderio di piangere si trasforma in un timido sorriso di gratitudine.

La preoccupazione ora diventa abbandono, si fa meno pesante, si trasforma in un lasciarsi andare senza controllo.

“Sia fatta la tua volontà” mi scopro a pronunciare in silenzio rivolgendomi a Dio. Allora mi accorgo che la sua volontà è esattamente ciò che mi serve. Non è quello che io avrei voluto, ma è quello che mi sta facendo crescere, che il mio falso ego sia d’accordo oppure no.

Incontrai la mia anima gemella più di venti anni fa. Da allora ho sempre vissuto in simbiosi con lui, a volte non riconoscendo i confini del mio corpo dal suo. Spesso scambio i suoi desideri per i miei. Ciò che mi sta mostrando l’universo in questo momento cosi tosto delle nostre vite è di imparare a distinguerci nel tridimensionale l’uno dall’altra. Ho capito che per essere davvero in equilibrio, va valorizzato il corpo oltre che lo spirito. Eccomi da sola davanti a problemi molto materiali: l’acqua calda che non arriva, il termostato che non si accende. Tutto questo mentre lui è lontano da me, per giorni, settimane, chissà quanto ancora. La luce di camera si brucia, la tv non funziona più.

Tutte questioni che non ho mai nemmeno preso in considerazione perché cose da maschi.

Ma come posso ritenermi integra, essere in equilibrio, se ancora delego questioni, se non sono in grado di guardarle in faccia e provare a risolverle.

E’ bastato solo il comprenderlo, perché l’universo mi potesse inviare soluzioni pratiche!

Vorrei poter chiedere di riavere mio marito accanto a me, adesso, qui, subito.

Ma questo vorrebbe dire non aver compreso l’antica arte della pazienza. Mantenere la calma interiore quando vorresti manipolare il tempo e farlo girare vorticosamente per arrivare alla scritta fine. Respirare la pace quando vorresti solo gridare: basta così, fatelo tornare!

E’ lei, la pazienza, che invoco quando le giornate si allungano minuto dopo minuto, verso il buio delle cinque, senza poter colmare il grande vuoto nello stomaco.

Quando le emozioni abbassano la voglia di fare, di inventare, di creare, quando c’è il segreto desiderio che qualcuno si avvicini alla finestra con un sorriso grande come il sole, soltanto per me.

Oppure quando piove, bruciando la possibilità di poter respirare aria fresca in giardino. E’ in questi momenti che la pazienza mi prende per mano, mi ricorda che non esistono alternative, che è inutile lottare contro il tempo, contro il fato, contro… cosa?

L’amata pazienza mi insegna a creare tolleranza dentro di me, a dilatare le mie emozioni verso direzioni che io ho il compito di scegliere. Mi aiuta a visualizzare il domani come lo desidero. E con lei che mi accompagna su dal mio Spirito, io torno integra, torno salva.

E cosi è.

Radhika Elisa

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